Come lavorarci al meglio
Le abilità mentali di un arbitro
PROGETTO ARBITRI
L’arbitro e il giudice di gara rappresenta una figura fondamentale all’interno di ciascuno degli eventi sportivi in cui è coinvolto. Ciononostante la psicologia dello sport e la preparazione mentale ha dedicato a questa figura una attenzione più scarsa di quella che è stata destinata agli atleti, agli allenatori o ai genitori.
Secondo MacMahon e Plessner (2008) gli arbitri possono essere classificati in base al numero d’interazioni con i giocatori o la prestazione (alte o basse) e al numero di atleti o abilità tecniche da dover monitorare e valutare (poche o tante).
È evidente, quindi, che la prestazione dell'arbitro cambia in base alla tipologia di gioco e di sport, e non è legata solo ad aspetti tecnici o atletici, ma anche ad alcune qualità personali e psicologiche come la coerenza, la buona comunicazione, l’equilibrio, la capacità di giudizio, la fiducia in stessi e la motivazione (Weinberg and Richardson, 1990).
Queste capacità possono essere influenzate da numerosi fattori psicologici, tra cui le convinzioni di efficacia personale, ovvero la fiducia che l’arbitro ha nelle proprie capacità in specifiche situazioni, e le percezioni delle situazioni stressanti, che possono suscitare reazioni soggettive di ansia, tensione e perdita di concentrazione.
E' da queste considerazioni che è nato il nostro interesse nei confronti della psicologia dell’arbitraggio. Abbiamo così passato in rassegna la letteratura scientifica psicologica sull’argomento e a partire da questa abbiamo creato un questionario online, dando avvio a una ricerca mirata ad indagare la forza mentale dell’arbitro in differenti discipline sportive (tennis, golf, volley, basket, calcio, baseball, ciclismo, ecc), coinvolgendo oltre 1000 arbitri e giudici di gara e creando un gruppo Facebook "Nella mente dell'arbitro", con oltre 1700 iscritti.
In particolar modo abbiamo deciso di approfondire le convinzioni di efficacia negli arbitri, verificando che tipo di relazione avessero con le differenti fonti di stress arbitrali, e di presentare i risultati dell'analisi all'interno del 23° Convegno Nazionale AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport e dell'esercizio).
I nostri dati potrebbero aiutare a spiegare gli alti tassi di abbandono tra gli arbitri, e gli psicologi dello sport dovrebbero quindi prestare maggiore attenzione al lavoro arbitrale, sviluppando metodi di allenamento efficaci, nonché sistemi di supporto e aiuto per sostenerli al meglio.
Ed è proprio dall'analisi di questi dati, e dialogando con le federazioni nazionali e i comitati regionali, che ci siamo resi conto che in Italia sembra esserci una carenza a livello di formazione e di informazione relativa agli aspetti psicologici dell’arbitro. Abbiamo così elaborato un protocollo di formazione dedicato agli arbitri e ai giudici di gara con l’obiettivo di approfondire gli aspetti mentali maggiormente implicati nella performance arbitrale.
Lo sviluppo di queste abilità aiuterebbero l’arbitro a gestire in modo sempre migliore il suo ruolo e a garantire che l’evento sportivo si svolga, oltre che nel rispetto del regolamento, in un’atmosfera più serena (Bortoli et al., 2001). É stato ampiamente dimostrato, per esempio, come l'uso combinato del goal setting (definizione di obiettivi) e di corrette modalità nell'erogazione dei feedback esercitino un effetto positivo sulle prestazioni arbitrali.